🌒

La Rubrica del Fantastico

Storie, leggende e misteri delle colline toscane raccontati da Ferruccio Della Torre.

Le Streghe di Prato Fiorito

Il primo racconto raccolto da Ferruccio Della Torre
Rubrica del Fantastico – Cammino di Santa Giulia


Introduzione: una giornata qualunque… fino a un certo punto

C’era una luce strana quel pomeriggio pre-estivo sul Monte Prato Fiorito. Una di quelle luci che sembrano già raccontarti una storia prima ancora che qualcosa accada. Io e il mio inseparabile compagno di cammino, Duccio, ci stavamo godendo il ritorno dalla vetta — tondeggiante, aperta, profumata di maggio — quando il naso del cane si è improvvisamente irrigidito.

Chi conosce Duccio sa che quando si ferma così, con la coda alta e gli occhi tondi, non è per una lepre. È per qualcosa di più vecchio. Di più profondo.

Lo seguo giù per un sentiero laterale, tra castagni che sussurrano. E lì, davanti a un piccolo metato abbandonato, seduta su una vecchia sedia di faggina, trovo una donna anziana.
Non l’ho vista arrivare. Non ho sentito passi.
Era semplicemente… .
Come se fosse uscita da un tempo che non c’è più.

Duccio, traditore affettuoso, le corre subito ai piedi. Lei lo accarezza come se lo conoscesse da sempre. Poi guarda me.

— «Lei è uno che ascolta», mi dice.

E senza che io possa nemmeno porre una domanda, comincia a raccontare.

Quello che segue è ciò che mi ha lasciato in dono.


La leggenda delle Streghe di Prato Fiorito

Una delle cime più suggestive del nostro Appennino è proprio lui: il Prato Fiorito, una montagna rotondeggiante, quasi calva, che sul versante orientale precipita in un vuoto improvviso e vertiginoso. Nel mese di maggio la vetta diventa un giardino sospeso, profumato così intensamente che — narrano i vecchi — il poeta inglese Percy Bysshe Shelley sarebbe addirittura svenuto nel tentativo di raggiungerla, sopraffatto dalle fragranze portate dal vento.

Gli anziani del posto raccontano che questo spontaneo giardino botanico sia stato risparmiato dalle acque del diluvio universale, proprio per conservare le preziose specie di fiori della zona.

Ma la vera fama del Prato Fiorito non nasce dai fiori.
Nasce da altro.
Nasce dalle streghe e dai diavoli.

Pare che anticamente, nei pressi della cima, sorgesse un monastero che poi venne distrutto per ragioni mai chiarite. Proprio tra le sue rovine — oggi non più visibili — si dice esistesse una buca profonda, una voragine dalla quale molti passanti avrebbero udito provenire urla strazianti e gemiti lugubri, che nelle notti ventose si mescolavano ai sibili del vento.

Da quella voragine, nelle sere tempestose, si ritiene che streghe, diavoli, spiriti e folletti accorrano al suono di trombe e tamburi, mentre intorno a loro appaiono e scompaiono castelli fantastici. I loro canti e i loro balli si confondono con lo stridore del tuono, le urla del vento e l’accecante schianto della folgore.

E sempre parlando di creature misteriose, si narra che in quella zona, un tempo, non fosse raro incontrare un essere strano e bizzarro che la gente chiamava l’Eremita.

Si pensa che abitasse vicino alla chiesetta di Santa Anna, sotto il Prato Fiorito, a metà strada fra i Monti di Villa e Montefegatesi. Lo si poteva incontrare nei luoghi più solitari e selvatici, intento a procurarsi erbe amare, bacche o qualunque cosa la natura gli concedesse per nutrirsi.

Ma la gente lo evitava, perché sapeva bene quali fossero le sue abitudini. L’Eremita era solito giocare scherzi di cattivo gusto alle spalle di contadini e carbonai: di notte, indossava una lunga cappa bianca e terrorizzava i passanti con tremendi ululati. In particolare se la prendeva con un gruppo di carbonai che trascorrevano lunghe notti nel bosco, spaventandoli con ogni genere di burla.

Una notte, però, gli scaltri boscaioli decisero di organizzargli una lezione memorabile.

Si procurarono una decina di grosse zucche, le svuotarono accuratamente e le intagliarono in modo da farle sembrare i volti di spaventosi demoni. Poi vi inserirono delle candele accese e le disposero tutt’intorno alla carbonaia, nella speranza che l’eremita, quella notte, facesse loro la consueta visita.

Infatti, poco dopo la mezzanotte, i boscaioli poterono sentire l’eremita burlone avvicinarsi alla capanna e fermarsi di colpo, spaventato di fronte a quei volti mostruosi dagli occhi fiammeggianti e dalle bocche spalancate come forni incandescenti.

Si racconta che, da quella notte, l’Eremita non si sia più visto nei dintorni e che la gente dica che si sia davvero messo a “fare il santo” come si deve. Le numerose croci di faggio che furono viste proprio lungo i luoghi dove era solito fare scherzi, pare siano opera sua e prova concreta della sua conversione.


Conclusione: un dono e una scomparsa

Finito il racconto, l’anziana donna si è alzata lentamente dalla sua sedia di faggina. Ha dato un’ultima carezza a Duccio, mi ha rivolto un cenno come per salutare…

…e quando ho chiuso lo zaino e rialzato lo sguardo, non c’era più.

Solo il metato vuoto.
Solo il vento del Prato Fiorito.
E una storia antica, regalata a un viandante di passaggio.


Post Scriptum di Ferruccio

«La realtà è più sottile di quanto crediamo.
E certe storie, quando tornano, è perché vogliono camminare ancora.»

Racconto Ispirato da: “Paure e Spaure” di Paolo Fantozzi – Fonte

Illustrazione in stile acquerello di un’anziana donna seduta davanti a un metato di pietra nel bosco del Prato Fiorito, legata alla leggenda delle streghe.
Illustrazione acquerellata delle rovine di un antico monastero sul Prato Fiorito con una profonda buca scura al centro, legata alla leggenda delle streghe.
Illustrazione in stile acquerello di streghe e creature demoniache che danzano durante una tempesta sul Prato Fiorito, legate alla leggenda locale.
Illustrazione acquerellata di un castello fantastico che appare nella tempesta sopra le rovine del Prato Fiorito, ispirato alla leggenda locale delle streghe.
Illustrazione acquerellata dell’Eremita con una lunga cappa bianca che cammina nel bosco del Prato Fiorito, figura centrale della leggenda locale.
Illustrazione acquerellata delle zucche intagliate e illuminate dai carbonai nel bosco del Prato Fiorito, usate per spaventare l’Eremita della leggenda.

Autore